Vi capitano mai quelle giornate dove tutto sembra nero e cupo?
Dove qualsiasi idea vi venga in mente sembra essere un'idea schifosa, dove ogni azione sembra essere trasformata in catastrofe da qualche entità invisibile?
Ecco... oggi mi sento così.
Sarà dovuto ad una serie di fattori evidenti e no...
Primo tra tutti: il tempo.
Il tempo in generale.
Il tempo meteorologico che fa evidentemente schifo: tra pioggia umido, freddo, e il tempo orario: o non è mai abbastanza, oppure è talmente "troppo" da darti noia.
Naturalmente cosa scaturisce in me quando la noia prende il sopravvento?
La paranoia.
La paranoia in noi donne è molto frequente. E' una sorta di malattia come l'herpes labiale, che ogni tanto torna a farti visita.
Oggi la mia paranoia è un mix tra C, famiglia e futuro.
Con C le cose ultimamente sono particolari.
L'intimità si sta riducendo a zero e lui sembra sempre più distante.
Come vi ho detto sabato ho dato la colpa al lutto, al suo lavoro (che paga sempre meno), ho dato la colpa a qualsiasi cosa... Ho pensato fossi io.
Penso tutt'ora di essere io.
A volte ho la sensazione che la nostra differenza di età sia così ampia da non essere "abbastanza" per lui. Non abbastanza nel senso che non sono IO abbastanza, ma nel senso che forse ai suoi occhi non sono abbastanza "matura", non sono abbastanza "scantata", non sono abbastanza "adulta". Poi un secondo dopo mi sembra lui quello non "abbastanza": non abbastanza "maturo" per la sua età, non abbastanza "vicino", non abbastanza "fidanzato".
Ma credo che lui se ne accorga...
E credo cerchi, a modo suo, di farmi tornare serena sulla questione, ma tra baci e abbracci vari, sembra che, dentro di me, non faccia altro che complicare la situazione.
Poi la famiglia.
Ho riflettuto a quello che ho scritto sabato e mi sono detta che forse sono io ad essere troppo dura e che sono io quella che fa troppo la rigida e la bacchettona.
Ma su questo argomento i pensieri sono diversi.
Intanto ho solo una certezza: non sono affezionata alla mia famiglia.
E' brutto?
Forse, ma, in fin dei conti, non sempre me ne accorgo.
Ci penso quando calcolo che sono nove giorni che non chiamo mio padre, una settimana che non sento i miei nonni e che con mia madre non mi fermo a parlare per più di dieci minuti da circa un mese. Quindi prendo tutto sulle spalle e comincio a chiamare tutti.
Il risultato?
Mia madre non risponde al telefono e dopo 20 minuti mi manda un sms con i giorni in cui la posso chiamare (non che mi voglia evitare, ma credo si stia impegnando ad andare più spesso all'ospedale diurno, il che è un bene).
A mio padre ho mandato un messaggino, (perché magari lavora, quando può mi richiamerà...) mi ha risposto che il nonno era tornato a casa, così gli ho chiesto come stava lui... nessuna risposta.
Chiamo mia nonna a casa sua, non mi risponde nessuno. La chiamo sul suo cellulare e mi risponde mia zia V, dicendomi che ha lei il cellulare e che mi rifarà chiamare. Avete sentito nessuno voi? Appunto.
Dopo qualche ora, poi, comincio a riflettere: io vado in paranoia perché non mi faccio sentire spesso, ma loro?
In effetti da una decina di giorni o prendo io in mano il telefono o nessuno mi contatta.
Poi ho pensato ad una frase che mi disse il mio psichiatra, il giorno in cui sono uscita dal suo studio per non tornare più: "Non puoi pretendere da te stessa di affezionarti ad una cosa che ti ha fatto del male. Devi pretendere da te stessa il meglio per te, non per loro. Loro sono adulti, grandi e vaccinati, hanno già fatto il loro percorso. Fai il tuo. Va avanti e lascia che risolvano i loro problemi da soli.".
Ci misi un pochetto a farlo.
Ancora oggi dimentico queste parole e ci ricasco dentro.
Dopo la famiglia, arriva il futuro.
Mi chiedo cosa voglio fare realmente.
Il lavoro che ho ora è in effetti molto stupido: estremamente semplice e per niente complicato.
Ho un buon stipendio, quindi non me ne lamento.
Ma non ho il carattere e la psicologia adatta.
Io voglio molto di più.
Voglio mettermi in proprio e crearmi il mio lavoro.
Ma qui come posso fare?
Non mancano le opportunità: micro crediti per le donne, negozi da affittare ad ogni angolo, negozi scomparsi da riaprire, mestieri da reinventare...
Ma sono i clienti che mancano.
Ormai in questa città le persone che spendono sono molto poche.
Poi ho ripreso gli studi in giornalismo.
Avrò bisogno di più tempo da poter gestire liberamente.
Penso spesso a questo.
Penso spesso a quanto bello sarebbe avere una propria attività. Sarebbe più semplice, ma dovrebbe andare molto bene.
Uff...
Oggi la giornata è nera come questo cielo.
Vorrei solo sprofondare nel buio e nel silenzio per qualche giorno.
Ma la vita non ti concede pause.
Forse la sfida sta proprio qui.
Andare avanti senza colpevolizzare troppo, perché alla fine di questo si tratta, del colpevolizzare. Colpevolizzare sull'intimità con un'altra persona, colpevolizzare sui rapporti famigliari, colpevolizzare sulle proprie scelte di vita e di gestione.
Non so ancora come potrà andare a finire questo 14 ottobre 2013.
Spero finisca con un sorriso... anche se per ora ho solo voglia di chiudere gli occhi e di non pensare più.
Secondo voi si può chiedere una pausa al proprio cervello?
Si possono tagliare tutti i ponti con il mondo esterno per un po' senza ripercussioni?
Perché le ripercussioni ci sono sempre e in giorni come questo... beh, non possono essere altro che negative...
Si avete ragione, la mia non è paranoia, è depressione vera e propria...
Succede. Ho visto peggio.
Se vi rincuora Ricciolo pensa a me.
Da questa mattina non mi molla un attimo.
Mi parla, mi coccola, gioca con me, mi fa arrabbiare...
Credo lo faccia per farmi reagire (... O forse ha solo fame... ).
Ecco.
Adesso mi "imparanoio" sul gatto così siamo a posto.
Un saluto gente
La vostra meteoropatica
G
PS: http://youtu.be/gh-gzFY85Gw per voi:
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