martedì 15 ottobre 2013

Lavoro: culo, vipere e Santa Pazienza

Il lavoro al giorno d'oggi è tutta una questione di culo.
Vi faccio un esempio: quando mi sono presentata al colloquio per questo lavoro, ne avevo già fatti talmente tanti che mi sono seduta davanti alla responsabile con la convinzione e la certezza che non avrei mai avuto quel posto.
Sono arrivata tranquilla, rilassata e ho risposto alle domande con estrema sincerità, anche perché il mio motto del momento era "Vada come vada".
Due giorni dopo mi richiamano: assunta.
Culo.
Solo culo.
Perché la mia attuale responsabile mi ha confidato che non ne poteva più di sentire la solita lagna: "Ho bisogno di un lavoro, non ho mai fatto niente, amo stare tra la gente, il mio pregio è il sorriso, il mio difetto è l'essere puntigliosa....".
Io sono arrivata, mi sono seduta e alla domanda "Dimmi i tre pregi e tre difetti della tua personalità" ho iniziato ad elencare una serie di difetti: testarda, lunatica, logorroica, paranoica, con una lieve tendenza alla dittatura.
Pregi? Ne ho detto solo uno: la pazienza.
Sono una persona molto paziente.
A volte anche troppo.
Sono talmente paziente che spesso mi faccio mettere i piedi in testa senza rendermene conto.
Sono talmente paziente che aspetto il tesserino sanitario da tre anni, chiamo ogni mese il comune, ma aspetto.
Paziento.
Anche perché nella mia vita, sono state poche le cose su cui non ho dovuto pazientare.
Ho imparato ad essere paziente con l'età (anche se poca) e soprattutto con l'ambiente che mi ha sempre circondato: da mio padre ho imparato la pazienza per difetto.
Mio padre non ha pazienza. Vuole tutto subito e spesso e volentieri l'ho visto perdere almeno una decina d'anni di vita urlando al telefono con chissà chi, per chissà cosa, solo perché non voleva pazientare un giorno o qualche ora.
Da mia zia ho imparato ad essere paziente anche sulle decisioni più semplici.
Ho imparato ad essere paziente sulle cose da comprare, ho aspettato di avere i soldi, non mi sono indebitata come lei.
La lezione più bella, però, me l'ha data la vita.
Bisogna sempre avere pazienza.
Nella vita tutto ti torna indietro come un boomerang.
Mio nonno, ad esempio, venti anni fa prestò un milione di lire ad un giovanotto di ventidue anni che si voleva sposare. Mio nonno era veterinario del contadino che dava lavoro al giovanotto. Qualche mese fa, il giovanotto, ormai uomo, ha fatto visita ai miei nonni. Quando ha saputo che erano in difficoltà economiche ha chiesto ai miei nonni di quanto avessero bisogno con la penna già posata sul libretto degli assegni.
Quando mio nonno gli ha fatto cenno di no con la mano, lui gli avrebbe risposto (la fonte è mia nonna): "Dottore, lei venti anni fa mi ha offerto un milione di lire per permettermi di sposarmi e di creare una famiglia. Oggi, grazie a lei e ai soldi che mi ha donato, sono un uomo d'affari di successo, con una bella famiglia che mi ama. Quindi, mi dica quanto le serve, in questo modo avrò saldato il mio debito, anche se in realtà io le devo una vita." (mia nonna ha ammesso anche di essersi messa a piangere).
Insomma, la pazienza è bastata.
Il lavoro era mio perché ero stata l'unica ad essere naturale e rilassata.
Era mio perché avevo perso la pazienza che mi aveva fatto assumere. Un colmo.
Il mio lavoro consiste nel vendere creme, profumi, trucchi e "parrucchi" alle signore e signorine di Parma. Lavoro in un negozietto in pieno centro, con altre tre ragazze. S, L e B. La mia responsabile è N.
N non l'ho conosciuta molto bene. In realtà lei è la responsabile, ma viaggia per tutta Italia e io la vedo poco. Le altre ragazze la conoscono bene, perché fino a poco fa lavorava in negozio con loro. Io in qualche modo la sostituisco.
S è una ragazza molto espansiva.
Sorridente, svelta e furba.
S diventerà la responsabile.
Ci vado molto d'accordo, ma spesso mi fa rabbia.
Non ha poi questa gran voglia di lavorare.
Quando siamo insieme in negozio smette di fare qualsiasi cosa, inventa scuse, si dilegua, sparisce senza dire niente.... ma alla fine non lo fa mai in modo cattivo.
La prima volta che le ho fatto presente le mie perplessità mi ha chiesto scusa, mi ha detto che avevo ragione e basta.
Ma basta in tutti i sensi.
Ha continuato a fare esattamente le stesse cose, ma almeno adesso lo so, quindi sono un po' più tranquilla.
L ancora non la capisco.
A volte sembra quasi che io le stia antipatica.
Mi parla in modo aggressivo, mi guarda con gli occhi sgranati.
Poi domenica abbiamo fatto l'inventario e l'ho osservata un po' meglio.
Lei fa così con tutte.
Credo sia in realtà molto timida e si nasconda dietro certe espressioni e certi toni vocali solo per autodifesa. B invece è la mia punta di diamante.
Io l'adoro.
Sarà che è un ariete come C e come mia mamma, ma l'adoro.
Ha quella dolcezza e quell'insicurezza che mi mettono a mio agio. Quella voglia di fare sempre più del dovuto che spinge anche me a volere sempre di più. Poi la pensiamo allo stesso modo su molte cose.
Ma il popolo che merita una descrizione a parte si distingue in due parti: gli addetti agli uffici della sede da cui dipendiamo e le clienti.
Gli addetti (come li chiamo io) a volte sembrano uscire da un film di spionaggio.
La stessa persona che due giorni prima ti minacciava al telefono di licenziamento, è capace di chiamarti "cara" il giorno dopo.
Loro ci spiano.
E' il loro mestiere.
Ci spiano in tutto e per tutto.
Vogliono fax di tutto, controllano quello che vendiamo e a chi lo vendiamo.
Dovete sapere che, nei negozi come il mio, esiste una cosa molto bastarda: la media.
La media è in pratica la media stessa degli scontrini effettuati in un giorno (o in un lasso di tempo) da una singola commessa o dall'insieme delle commesse.
La media che noi dobbiamo mantenere costante è la media del 15.
Vuol dire che singolarmente dobbiamo cercare di fare il maggior numero di scontrini con importi superiori a 15 euro. Sapete che succede il 90% delle volte? Che mentre stai cercando di mantenere una media alta, arriva la prima cliente che capita e ti compra una cosa da 2 euro.
Risultato?
Se la tua media era a 16 e avevi fatto sei scontrini, ad esempio, crollerà all'improvviso a 11.
Bello eh?
Vuol dire che passerai il resto della giornata ad assillare altre povere clienti per comprare più del dovuto, per alzare la tua media e quindi quella del negozio.
Questo è un gran fattore di stress per cui è richiesta la pazienza. Non tanto perché la media sia importante, ma perché se mantieni la media bassa per più di una settimana, gli addetti ti chiamano e ti minacciano con una lettera di richiamo (alla terza sei fuori).
Per evitare ciò, agli addetti noi diciamo TUTTO: il meteo, il passaggio, e dobbiamo fare anche una cosa tristissima.... controllare quanti scontrini fanno gli altri negozi.
E' in realtà molto semplice: entri, compri qualcosa ed esci.
Come fai a sapere quanti ne hanno fatti loro? Su ogni scontrino fiscale si legge il numero di scontrini che l'esercizio commerciale ha portato a termine fino a quel momento.
Lo potete fare anche al bar se volete.
Non è in realtà una cosa cattiva come la vedo io.
Serve solo a difenderci:
"Perché avete fatto così poco questa settimana?"
"Eh sai, c'era poco passaggio, poche persone, guarda questo, ha fatto solo 26 scontrini, e anche questo ne ha fatti solo 8....".
Per questo evitiamo con grandi scuse tutti i concorrenti più grossi, dicendo che o sono troppo lontani, oppure che non ci fanno lo scontrino.
Anche perché poi come glielo spieghi che Pincopanco ha fatto 347 scontrini e tu solo 122, quando vendete la stessa identica roba nella stessa identica via?
Passiamo alle clienti.
Le clienti spesso sono delle vipere.
Non perché sono per così dire antipatiche, ma perché non si rendono conto di cosa ci sia dietro.
Per loro il fatto che non voglia fare lo sconto è perché sono una commessa antipatica e invidiosa, ma non è così.
Io non posso cambiare i prezzi.
Non sono autorizzata.
Lavoriamo con un PC per cassa e si sa, un PC, non lo puoi contraddire mai.
Io non decido sulla merce.
Fanno tutto gli addetti.
Se il lunedì non ricevo quella crema, non è perché mi stai antipatica tu o perché lo faccio per dispetto, ma è perché non è disponibile, è finito, non solo qui da me, ma anche il grande capo le ha finite.
Poi ci sono i famosi regalini.
Quelli che ogni tanto ti regalano i negozi: agendine, pupazzetti, salviettine, pennellini, ecc ecc.
Se non ci sono più, non è che è perché noi li mangiamo di notte o li lanciamo via nel pattume, ma è perché come li hai voluti tu, mia cara cliente, li hanno voluti altri mille.
Spesso le clienti non si rendono conto che non sono le uniche ad acquistare.
Voi non potete capire le tragedie: pianti, minacce, alcune chiamano addirittura il grande capo e dicono che noi siamo incompetenti perché non gli abbiamo dato il pennellino o l'agendina.
No, non scherzo.
Molte di noi sono state lasciate a casa, perché ogni lamentela ricevuta in sede da una cliente equivale ad una lettera di richiamo.
Tanta pazienza.
Ma la razza peggiore non sono le mai contente.
La razza peggiore sono quelle che entrano e ti trattano come se fossi una poco di buono, come se non valessi niente.
Una settimana dopo aver timbrato per la prima volta il cartellino, entra dalla porta una signorotta tutta "pellicciata" con la figlia a seguito e, ad un certo punto, esclama a gran voce: "Devi studiare! Chiedilo a questa ragazza, se non studi finisci a fare lavori come questo, la commessa che vende cremine, saresti contenta??". La ragazzina è diventata bordeaux come me.
Tantissima pazienza.
Ho contato fino a 10 e con molta calma ho sorriso e le ho risposto: "Veramente signora io sono laureata. Sono anche iscritta ad una specialistica. Anche se in effetti una laurea non mi aiuta a vendere cremine".
La signora si è raggelata.
Non ha più fiatato.
La ragazzina mi ha guardato tutto il tempo con gli occhi complici.
Nel frattempo hanno fatto un giro e sono uscite, portando la mia media da 14 a 19.
Già, le ho fatto spendere anche l'anima.
Perché poi anche io so essere vipera.
Ho giocato sul suo senso di colpa e le ho venduto ogni cosa potessi venderle.
Il problema è che non è stata l'unica.
In sette mesi ne avrò sentite centinaia. Ma non ho più risposto. Ho sorriso e sono passata oltre, ricordandomi quello sguardo complice, perché alla fine, non serve una laurea per essere educati ed intelligenti, serve solo vivere nella realtà.
Oggi quando sono uscita da lavoro la mia media era a 12. Ma sono paziente.
Domani è giorno di mercato, la mia media sarà molto più alta.
Pazienza.
Tanta pazienza.

Un abbraccio
la vostra
G

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