Non esistono scuse che tengano. Mai.
Ma solo a me, quando decido di lanciarmi in una cosa nuova, può succedere di ogni.
Primo tra tutti il Computer.
Bellobello, lui, si è spento e non si è più riacceso.
Il mio PC ha deciso di darsi all'"anti-crisi", facendomi sfamare il primo povero tecnico di computer ancora in azione in questa triste città in debito.
Naturalmente ho subito scaricato la "favolosa" applicazione di Blogger sul mio "favoloso" smartphone.
Come avrete ben constatato sono riuscita a postare solo una triste foto, tra l'altro neanche a fuoco, di una "tridissima" (come si dice in "quel" di Parma) festa dell' Upper East Side. Niente da dire alla app, per carità, che fa del suo meglio, ma sapete cosa vuol dire scrivere una pagina intera con uno smartphone dallo schermo touch per una come me, che già un sms sembra un'impresa ercolana?
Ci ho provato, ma al secondo punto ho dato forfait.
Perciò eccomi qui.
Che dirvi?
Vi racconterò le mie ultime due favolose settimane.
SETTIMANA 1
A parte il lavoro, che merita un post a parte, inizierò con il parlare della magica Family Paterna...
Ad introdurre il tutto la caduta dalle scale di mio nonno di novant'anni, che se l'è cavata (grazie a Dio) con una frattura cranica e un numero imprecisato di lividi e tagli.
In tutto ciò, mio padre comincia a mandarmi sms terrorizzanti del tipo "Meglio venire a salutare il nonno." , "Il nonno non sta molto bene, meglio che lo vieni a trovare al più presto.".
Senza doverlo ripetere una terza volta, il giorno dopo ero in ospedale a Montecchio.
A parte il fatto che mio nonno guardava il culo di tutte le infermiere senza ritegno, offrendo occhiolini lividi a destra e sinistra, la prima cosa che mi ha detto è stata "Quanto darei per un po' di pasta e fagioli!".
Ok.
Io capisco che mio nonno sia anziano, non messo proprio bene, e che, in effetti, l'anno scorso si è anche investito da solo con una macchina, ma Cristo Santissimo, stava da Dio!
Il solito allarmismo da tragedia, che più che evitarla sembra che i miei parenti l'aspettino proprio.
Quando ci penso mi immagino un gruppo di persone tutte in piedi e tutte vicine, con le mani strette sul petto che guardano all'insù (magari con anche qualche bocca semi aperta, tanto per dare un senso scenico), il viso contratto in una morsa di dolore, aspettando che cada qualcosa. dal cielo.
Comunque il nonno sta bene.
La nonna è mezza sorda e, a quanto pare, nessuno se ne accorge ( rettifico: NON VUOLE accorgersene), il papà si aggira con la faccia seria e cupa, e arriva la mia cara cugina.
La figlia dello stronzo, la frazione di famiglia di quelli che non si vuole vedere più perché "turbano" l'instabilità economica famigliare.
Niente da fare.
L'ospedale sembra diventare le mura della casa dei nonni, la stanza il tinello e il letto la poltrona.
Cala una sorta di tensione.... non una di quelle che si tagliano col coltello, nono, peggio.
Una di quelle che se respiri troppo profondamente ti annega.
Una volta che lei se ne va, mia nonna mi dice che lo zio è venuto a trovare il nonno.
Bene mi dico io.
Bene???
Io ogni tanto ho degli spasmi cerebrali.
A quanto pare ha scatenato le ire di tutti.
Tutti incazzati e paonazzi perché lo zio ha osato.
Che coraggio.... Ha osato venire a trovare mio nonno. Bah.
Vi confesserò una cosa molto pesante: mi chiedo sempre.... ma il CHISSENEFREGA ancora non lo hanno considerato?
No, perché posso capire ancora ancora le seghe mentali sull'eredità, ma non ti puoi incazzare perché un tipo viene all'ospedale a trovare il nonno di famiglia.
Non solo è da stupidi, ma è persino un comportamento osceno.
Ho sempre pensato che di fronte a certe situazioni, al dolore, alla sofferenza, alla malattia e alla morte, la mia famiglia paterna fosse in grado di dimenticare, o almeno di "passarci sopra".
NO.
Quindi, in conclusione, sono sempre più schifata.
Tornando alla settimana aggiungo la scadenza dell'immatricolazione all'università.
Già.
Non tutti i lettori sapranno che per un qualsiasi studente già stato iscritto ad una università, la seconda immatricolazione è, nel 90% dei casi, un vero e proprio incubo con calvario.
Perché?
Perché già è un calvario la prima, figuriamoci la seconda!
Intanto le segretarie sono tutte confuse (o drogate, un gran mistero dell'ateneo di Parma, che richiederebbe un'approfondita indagine) e quando chiedi informazioni, se non ti hanno già mandato in giro per i diversi uffici dislocati in tutta la città, ti danno quelle sbagliate:
"Guardi è semplicissimo: basta andare sul sito, cliccare su servizi, poi clicca su modulistica, poi, vedrà che è semplicissimo, in alto a destra della pagina trova un link, piccolo piccolo, però è sottolineato e ci clicca sopra."
"Cliccando, quindi, scarico i moduli?"
"No No! Una volta cliccato si apre una pagina in cui trova un elenco dei moduli di tutta l'università, scorre scorre scorre scorre verso il basso e trova un altro link in basso, è semplicissimo eh, ci clicca sopra, si apre una nuova pagina e trova altri link ad altri moduli. Ecco, tra questi trova anche i moduli 1-2-3. Li stampa e ce li porta."
"Scusi sa, ma non me li può stampare lei, visto che la segreteria è anche qui e non solo online?"
"No, IMPOSSIBILE".
Ecco.
Il 70% delle volte che fai un dialogo con una signora della segreteria, potrai essere certo che si concluderà con un "IMPOSSIBILE".
Quindi, il tutto si risolve con una corsa contro il tempo: vai a casa apri il PC e cerchi tutti i link suggeriti dalla segretaria ne trovi solo uno ti pianti scleri impazzisci finisci per trovare il link corretto in yahoo answer (non chiedetemi come e perché) scarichi tutti i moduli li metti su chiavetta corri alla copisteria che sta per chiudere stampi i fogli compili corri in segreteria a portarli.... Fiatone eh?
Ma non è finita.
In segreteria un'altra segretaria esordisce con un "Eh No" che ti paralizza e ti inchioda a terra.
"Questi non sono i moduli per l'immatricolazione alla specialistica, ma quelli per la triennale. Guardi è semplicissimo, va sul nostro sito, cerca il link............". Si va beh, avete capito.
Il tutto da intervallare con il lavoro, che naturalmente con 40 ore la settimana non ti lascia molte mattinate libere.
Insomma, per farvi sapere come è andata a finire, mi sono fatta aiutare dal Signor Segretario dell'ufficio tasse e diritto allo studio, che mi ha stampato tutti i fogli e li ha addirittura compilati lui per me.
Porto il tutto in posta (perché anche se la segreteria è di fronte a casa mia, oltre ai 553 euro di iscrizione, ci devi pure mollare un bel "cinquino" per una raccomandata che farà si e no 200 metri di viaggio) e spedisco il giorno stesso della scadenza.
Scadenza che naturalmente cinque minuti dopo viene prorogata sino al 17 ottobre.
Non contenti, vengo contattata via telefono perché ho dimenticato un foglio di vitale importanza: la ricevuta del pagamento della rata.
Ma con tutto sto internet e 'ste pagine e link, com'è che se io vado sul mio profilo universitario leggo con chiarezza PAGATO e voi no?
Comunque pure quello è stato spedito, via mail questa volta, grazie ad una qualche minaccia di morte che ho astutamente introdotto nella discussione telefonica.
Tra scadenze varie mi si frigge pure il forno.
Il mio forno.
Il forno che ho aspettato per quasi un anno, ha fatto saltare la luce di mezzo condominio e non scalda più. Anche il mio forno si rifiuta di fare il forno.
Finalmente arriva domenica e riceviamo io e C, la visita di un nostro carissimo amico.
Ci parla di lui, della sua famiglia, della sua Sicilia finalmente ritrovata e presto scaricata per la magica isola di Malta.
SETTIMANA 2
Credo sia inutile dirlo. Da lunedì non penso altro che a quello: Malta.
Malta sarebbe perfetta.
Intanto è un'isola, quindi non è dispersiva, parlano anche l'italiano (almeno non ti devi far capire mimando gesti strani che ti fanno poi apparire pazzo, idiota o menomato, a seconda di chi hai davanti), hanno una buona (ottima) università, gli affitti sono bassi, le opportunità di lavoro molteplici, c'è il mare e un po' di collina (più che altro calcare, ma amen).
In pratica mi invoglia questa cosa.
Ho provato a trascinare C nel mio delirio, ma naturalmente "Mister Pessimismo" ha iniziato a rovinare tutto con teorie "complottistiche" sulla sfiga che ci portiamo appresso noi italiani.
Come se il fatto di essere italici fosse una sorta di maledizione.
Ma sua nonna ci ha lasciati, quindi l'ho lasciato stare.
Ma non demordo.
Martedì ho dovuto posare i piedi per terra. Questa domenica (domani) a lavoro c'è l'inventario.
Per la settimana significa: straordinari, cartoni, scotch, contare uno ad uno ogni prodotto, dividere il tutto per lotti (i lotti sono, per chi ignora, quella serie di numeri poco visibili ad occhio umano che si trovano sulle confezioni di qualsiasi cosa: sul tappo del latte, di fianco ai valori nutrizionali, incisi sulle scatole, tratteggiati sulla plastica... Ad esempio, per la mia ditta io sarei il lotto G200889PR) e alzarsi alle sei la domenica mattina per finire di registrare TUTTO.
Bisogna registrare qualsiasi cosa, anche i pelucchi sulle divise.
Sono sei giorni che torno a casa e svengo sul divano.
Concludo che in queste due settimane non ho avuto una vita mia.
All'improvviso il mio pensiero vola nuovamente a Malta.
Non è neanche per il fatto di andarmene a trovare lavoro o a studiare, neanche per imparare l'inglese.
E' davvero così "male" pensare di trasferirsi da un'altra parte e ripartire da zero?
Prendere le distanze da tutto e soprattutto da tutti?
Mi immagino già con un mio negozietto di artigianato, la mia casetta tradizionale con il terrazzo e i libri dell'università in inglese....
Poi mi pongo un'altra serie di domande:
Voglio realmente aggiungere distanza tra me e mia madre?
Voglio realmente abbandonare questo paese?
Avrò realmente la forza di piantare nuove radici in un posto totalmente sconosciuto, io, che già faccio fatica a metterle qui, che ci vivo da sempre?
Ed è proprio su questa domanda che me ne pongo un'altra molto più importante:
E se queste radici fanno fatica a crescere perché è proprio la terra in cui crescono che è sbagliata?
Se le mie radici fossero fatte per un altro tipo di terreno, tipo quello calcareo di Malta?
In realtà so che la mia è tutta paura.
Paura di cercare una nuova terra.
Ma se anche quello di Malta non è l'humus giusto, dove andrei a finire?
Un saluto a tutti
la vostra
G
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