sabato 28 settembre 2013

Ricciolo

The Cat

Io, Ricciolo e il blocco dello scrittore

Potrei inventare un sacco di scuse sulla connessione internet assente, sulla mancanza di tempo o su di un computer rotto, ma la realtà è che mi è successo.
Il maledetto blocco dello scrittore ha colpito anche me.
Non che dovessi parlarvi di politica o di chissà cosa, semplicemente dovevo parlarvi del mio gatto.
Ricciolo.
Non che Ricciolo sia un animale difficile, ma è difficile descriverlo.
Da cosa iniziare? Beh, Ricciolo è un gatto grasso.
Detto anche "Tigre Nana della Val Padana".
All'inizio di questa estate pesava 11 kg. Ieri ne pesava 8... E' dimagrito, ma sembra sempre e comunque grasso...
Ricciolo è in realtà il gatto di C.
Quando l'ho conosciuto viveva con C nel suo vecchio monolocale e sembrava il gatto più diffidente del mondo. Un giorno ha deciso di posarsi sulle mie ginocchia.
Una cosa normale penserete voi.
C invece mi guardò come si guarda un alieno: "Questa cosa non l'ha mai fatta con nessuno, nemmeno con me...".
Da quel momento è iniziata la nostra storia d'amore.
Mi segue ovunque, mi miagola discorsi infiniti e mi coccola.
Si, è lui a coccolarmi.
Quando sto male, ad esempio, mi viene vicino, mi annusa, mi da un bacino e si mette arrotolato in grembo a dormire con me, oppure di fianco a me sul divano oppure di guardia davanti alla porta della camera, sdraiato a terra, ad aspettare che C ritorni, per farmi da infermiere.
Io e Ricciolo litighiamo anche.
Quando succede ha la tendenza a mettersi davanti a me dandomi le spalle, seduto, in attesa di una mia resa, che, di solito, non tarda ad arrivare. Ogni tanto fa il gatto pazzo e salta da tutte le parti, ma è una cosa abbastanza comune in un gatto.
Che altro dire?
Ricciolo è un gatto che si droga. No non scherzo.
Avevamo piantato una piantina di "maria" per scherzo in balcone. Il risultato è stato che il gatto se l'è sbafata vomitandomela anche in faccia soddisfatto.
Da quando abitiamo qui, del resto, Ricciolo è cambiato molto.
E' più rilassato, mangia le lucertole, parla e da la caccia alle farfalline.
Gli piace molto il bagno, in particolare la doccia e il bidè.
Non apprezza la stufetta e non apprezza il ventilatore.
D'inverno dorme nel letto con noi, d'estate in una cesta di vimini posta accuratamente sotto il letto (altrimenti la guarda facendo la faccia storta, la spinge con la zampetta, ma non ci entra... sotto al letto c'è più privacy), del resto c'è caldo anche per lui.
Ricciolo è una fabbrica di pelo.
Con i suoi peli ho anche pensato di farci un maglione. Gli ho dovuto comprare la spazzola per cani, ma il signorino preferisce il pettine.
Molto più fine il pettine.
Fa molto più "classe" un pettine che una misera spazzola per cani (per cani poi, anche io ho delle idee strane).
Ricciolo odia i cani e i gatti.
Anche se castrato, lui è territoriale.
E' in grado di mettersi davanti alla porta d'ingresso per ore se sul pianerottolo si è installato un altro animale.
Ricciolo caccia solo insetti o piccoli rettili.
Non ama la caccia grossa, preferisce il Bird Watching.
Lui si siede e guarda attentamente... Non attacca, non si muove, osserva attento gli uccellini. Credo sia una sorta di sua regola del quieto vivere. Immagino che se dovessero avvicinarsi un po' di più al balcone non avrebbero vita lunga.
In realtà Ricciolo non è un gatto particolarmente speciale, forse è per questo che ho avuto Il Blocco.
Perché Ricciolo è speciale per me.
Mi consola quando ho bisogno e mi cerca quando nessuno lo fa.
Parla miagolese, ma si fa capire.
Perde ciocche di pelo, ma si fa perdonare e naturalmente si fa le unghie ovunque e si fa consapevolmente sgridare.
Ricciolo è semplicemente un gatto grasso.
Ma è il mio gatto grasso e nessuno me lo può toccare.

A domani mondo!
G

mercoledì 25 settembre 2013

La bella parma

Questa sera la PCC (parmacheconta) si droga di caffeina ad un party esclusivo della nespresso... Ho i conati... ma facciamo finta di niente

lunedì 23 settembre 2013

Chi trova un amico...Ritrova se stesso

La Giò.
La Giò è per me una sorta di gnomo infiltrato nella società umana.
Una ragazza stupenda, carina, alla moda, completamente e totalmente fuori di testa.
Una vignetta che ho visto su Facebook qualche giorno fa recitava: "Amico pazzo... tutti ne abbiamo uno".
Beh La Giò è un po' la mia amica pazza.
Ha vissuto a Parma per un po', abbiamo studiato assieme, ma poi si è trasferita nel triste nord alla ricerca "di qualcosa di meglio".
La Giò per me rimane un'amica particolare.
Non ho mai ben capito se il suo modo di fare fosse totalmente sincero o no... Poi ho scoperto che Si, era sincero, talmente sincero da risultare anche pungente.
Con lei puoi parlare di tutto e di niente. Puoi essere profonda o superficiale, non importa.
Lei è li, ti ascolta (o almeno ci prova) e non giudica, ma ti dice ciò che pensa: pane al pane, vino al vino.
Non ha peli sulla lingua, non ha la minima idea di cosa sia il ritegno nel privato ed in pubblico, quando parla, mi ricorda una vecchietta un po' giù di testa.
Passiamo alle sue "doti".
Un amore incondizionato per gli animali e una spiccata attenzione alla moda ed ai particolari.
Mani bucate e una bella propensione all'alcolismo, frenata da un triste diabete.
Una madre scombinata, ma che svolge un lavoro che potremmo considerare quasi "potente" al giorno d'oggi, il che si trasforma in un mix abbastanza.... come posso dire.... irreale.
La Giò ha la capacità di fare una decina di figure di merda al giorno.
Ma non la classica figuraccia che uno si dice "Va beh, succede", nono, lei ha proprio la capacità di affossare la propria immagine con cadute di stile (e non solo) abbastanza epiche... Non riesco neanche a fare esempi tante sono le situazioni... dalla caduta facciale in pieno Corso Como, alla frase poco felice detta a Radio 102.5.
Dico sempre che lei ha bisogno di un cameraman.
Un cameraman che la segua minuto per minuto, che riesca a filmare ogni cazzata quotidiana.
No, perché bisogna anche mettersi nei miei panni.... Sapete quante volte a settimana mi arriva una chiamata improvvisa che al mio "Pronto?" risponde: "G ho appena fatto una figura di merdaaaaa", magari anche sottovoce, tanto per far capire che la figura di cacca non è ancora terminata, anzi, si sta proprio svolgendo... Almeno lei mi rende partecipe....
La Silvia.
Beh, La Silvia è un must.
Chi di voi non ha un'amica e/o amico insicuro, spaventato e a volte idiota?
Quell'amico che spesso avresti voglia di prendere e scuotere come un pupazzo urlandogli che non capisce una mazza della vita?
Quell'amico capace di dire cose fantastiche e un minuto dopo uscirsene con frasi assurde da bambini di seconda elementare?
Quell'amico che ti chiede un sacco di consigli, ti prende ore e giornate intere e poi sembra che non ti abbia mai parlato?
Si, proprio lui, l'amico del cazzo, quello che sembra che neanche lo conosci, quello che ti fa mettere le mani nei capelli, quello che ancora vive nella sua bolla fatata, l'amico che tutti odiano da morire e che poi amano incondizionatamente....
La Silvia è la mia amica del sospiro.
Io la chiamo così perché ogni volta che la saluto sospiro.
Non scherzo.
Proprio il classico sospiro della mamma.
Quel sospiro che sembra voler dire: "Ma perché sfracassi le palle proprio a me che ti voglio tanto bene?".
La Silvia sembra un panda.
Non fisicamente eh, caratterialmente. Mi ricorda il filmato della mamma panda e del suo cucciolo... lo avete mai visto? http://youtu.be/eK1fd0eCD4E
Lei è tranquilla, è pacata, rilassata, ma si spaventa con un niente.
Ogni piccola cosa si trasforma in un disastro.
I suoi nervi assomigliano a delle corde di violino arrugginite. Nel senso che sono li, pronti a saltare, non si sa mai quando ne perché.
La Silvia in realtà mi ricorda molto anche me qualche anno fa...
Succube delle crisi famigliari, pronta ad accontentare tutti, incapace di tenere un discorso compiuto ed incapace di difendere se stessa, appollaiata in una relazione da sociopatici con un tipo complessato del gioco online (quelli che devono stare svegli fino alle 5 del mattino perché hanno la guerra con gli amici).
Poveretta.
Già, poveretta starete pensando tutti, ma NO!
La Silvia non vuole cambiare.
Lei si lamenta, piange, si sfoga, si dispera, ma poi deve essere tutto come sempre. Il minimo cambiamento in lei risveglia il sospetto.
Tutti tramano.
Se il suo moroso un giorno fa finalmente il bravo e non tocca la play... CALAMITA'. "Ecco, mi tradisce, vuole qualcosa, mi nasconde quello, farà quello, ma io lo so, non la passerà liscia!".
Se sua madre finalmente decide di lasciarla vivere e di non chiamarla (visto che quando lo fa è per urlarle addosso)... CALAMITA'. "Ecco, che madre fa una cosa del genere? Non chiamare la propria figlia! E se avessi bisogno di lei? E se fossi stata rapita? lei neanche se ne preoccuperebbe!" (no, ma questa è successa davvero eh...).
Ma in fin dei conti le voglio bene. Le voglio bene perché è un po' la mia amica da salvare...
Quella che se domani mi chiamasse e mi dicesse "Voglio andare via e non vedere più nessuno di 'sti stronzi" le risponderei: "Ti servono soldi per il biglietto?"...
Se lo facesse La Giò, le chiederei semplicemente cos'ha bevuto.
(E sicuramente mi risponderebbe: "Un prosecco!")

A domani gente
Baci
G

Sweet art

domenica 22 settembre 2013

Il piano C

C.
C è un personaggio.
No davvero. Chiunque di voi lo conosca lo sa.
Che storia la nostra.
Avete presente "Febbre d'Amore"? Era una vecchia soap concorrente a beautiful negli anni '70 e '80. Ecco, quella soap forse ci avrebbe dato del filo da torcere.
L'inizio dei nostri rapporti è stato totalmente casuale, animale e da psicopatici. Casuale perché avevo forato una gomma e lui è un meccanico. 
Un meccanico artista. 
Dio mi ha creata per lui. 
Siamo caduti l'uno nelle braccia dell'altro in modo abbastanza istintivo e animale. 
Psicopatica, perché ero appena uscita da una relazione contorta con un altro schizofrenico (si lo so, non sono molto a posto, chissà perché) e quindi tutto attorno a me andava avanti in modo quasi irreale. Lui divenne la mia paranoia preferita. "E' troppo grande, è diverso, sono giovane, mi tradisce, non mi apprezza, mi sta usando, mio padre, il mio futuro, come faccio, come non faccio, dovevadoasbattereilcraniononlosomalofaccio".
In realtà era un modo di distrarmi.
Mi concentravo su di lui per non pensare a tutti gli altri problemi della mia vita da universitaria. La tesi, l'ex fidanzato, i "quanti esami ti restano" di mio padre, i "non ancora" del relatore di tesi, insomma... C era una distrazione valida e adatta.
Poi mi sono affezionata, mi sono innamorata e adesso lo amo proprio.
"Oh si com'è romantico" vi starete dicendo voi... assolutamente no.
Perché come avevo già accennato, C, non è un adulto.
Lui non è che non è cresciuto, non è invecchiato.
Lui ha fatto esperienza, ma non ne ha imparato nulla di nocivo, se non che le cose pratiche.
Sa come cucinare, sa come fare l'amore, sa come lavare, sa cucire, sa parlare, sa relazionarsi, sa lavorare, sa ingannare, sa mentire, ma non sa cosa vuol dire invecchiare.
Ad esempio:
Lui si ricorda tutto.
Bruttissima cosa al quotidiano, ancora peggio a lungo andare.
E a questo proposito faccio un appello: non regalategli più niente se non che dei giochi per la play.
Perché lui tra 30 anni avrà ancora tutto con se e si ricorderà la data, il giorno, il mese, l'anno e la persona che glielo ha regalato.
Non importa se gli fa schifo, lui lo tiene.
Lui è un conservatore compulsivo.
Quando ci siamo trasferiti l'ho aiutato a fare il trasloco.
Vi dico solo questo: C viveva in un monolocale di 24mq. Adesso viviamo in un appartamento di 60mq. Io vi giuro sulla Bibbia che ho ancora dei suoi scatoloni in solaio, ma che non apro perché non saprei dove metterli.
Sono 11 mesi che mi chiedo dove cavolo tenesse quella roba.
C è più disordinato di me.
Ma lui è un disordinato organizzato (capito l'esperienza).
Lui fa in modo di non farti vedere il suo disordine, ma io, solo io, lo vedo benissimo.
Lui, se cade una cosa per terra, penso abbia l' idea che quella cosa sia in grado di biodegradarsi anche sul pavimento di casa.
Non aprite i suoi cassetti.
I suoi cassetti vi possono ingannare. Tutti belli piegati ed in ordine.
Ma va.
Guarda la sua sedia.
Se scavi fino in fondo troverai il primo paio di calzoncini che si è messo appena entrato in questa casa: messi una volta, appoggiati e mai più calcolati. Sepolti sotto strati di altri calzoni, altre magliette.......
Le magliette.
Tutti i suoi averi non sono stati trasformati in dollari o in yen come i grandi investitori.
Lui li ha convertiti in magliette.
L'altro giorno in un barlume di follia ho voluto metterle a posto. Ho aperto una vecchia valigia e ho tirato su una pila di magliette di cotone tutte colorate. ho tolto la prima, la seconda, la terza, poi dalla quarta non sono riuscita a staccarle più.
Non scherzo.
Sono piegate li da talmente tanto tempo che si sono amalgamate tra di loro.
Il cotone si è fuso nel cotone!
NONO!
Voi starete urlando al delirio, alla follia, invece è tutto dannatamente vero.
Poi le scarpe.
C è peggio di una figa.
Lui ha scarpe ovunque.
Aperte, chiuse, sportive, traforate, scarponi, scarponcini, sandali, pelle, stoffa, made in china, lui le ha tutte.
Cioè, è riuscito a battermi anche sulle scarpe!
In bagno, però, vinco ancora io.
Io sono conosciuta da amici e parenti per essere quella che butta tutti gli indumenti per terra.
Non è che mi sa fatica, è solo un modo per fare la cernita prima del previsto: quando poi devo fare una lavatrice, devo solo raccogliere tutto da terra e infilare il tutto dentro al cestello del portale temporale per i calzini (che si sa che entrano, ma non si sa dove vanno).
Sono una sorta di genio incompreso.
Comunque, tornando a C...
C è la mia forza. E' la mia vitamina del mattino, è la mia stella della notte e il pilastro della mia attuale vita. Ne abbiamo passate di tutti i colori, ma siamo sempre uniti. Siamo una squadra perfetta. Litighiamo tra di noi, ci arrabbiamo fino a che uno di noi due non se ne va, ma se qualcuno ci attacca rimettiamo in moto un ingranaggio perfetto.
Io dico sempre che come io sono cresciuta troppo alla svelta, lui ha smesso di farlo. E ci siamo incontrati, nel momento perfetto, come se avessimo la stessa età, la stessa testa , le stesse idee e le stesse perplessità, come se fossimo la stessa cosa.
Al nostro rapporto dedico una canzone: The Story di Brandi Carlile http://youtu.be/o8pQLtHTPaI .

Lo so, vi ho detto tutto e niente...
Ma alla fine lo conoscerete anche voi e imparerete ad apprezzarlo con me, con il tempo.
Ne abbiamo di tempo.
Ne abbiamo anche per elaborare una strana teoria su lavatrici e calzini.
Per capire se è nato prima l'uovo o la gallina.
Per parlare di miti amorosi e di storie finite male.
Intanto vi devo presentare un po' tutti, no?
La prossima volta vi parlerò delle amiche.
La Giò e La Silvia.
Un solo matto al mondo non basterebbe.
E con questo.....
Un abbraccio
La vostra
G

Mamma e Papà

Dunque dunque.... da chi posso iniziare?
Andiamo in ordine gerarchico così ci capiamo già da principio.
Papà.
Papà è una persona fantastica.
No davvero, non scherzo.
E' una bellissima persona, un bravissimo medico, un uomo affascinante e pure estremamente simpatico... ma non con me.
Almeno non sempre.
Con mio padre ho sempre lottato. Il nostro rapporto ha preso una strada dissestata sin dai primi anni. Credo molto semplicemente fosse ancora troppo hippy per occuparsi di me e di mia madre (mia mamma mi ha avuta a 21 anni), e troppo cocciuto per ascoltare i consigli di sua madre.
In realtà lui tiene a me più di ogni altra cosa e credo sia proprio questo il problema tra di noi.
Ma per approfondire questo discorso devo spiegarne bene un altro.
Naturalmente come già vi ho spiegato io fui per mia madre il fatto scatenante. Le venne quindi una crisi post parto dopo la mia nascita. Mio padre provò a gestire la situazione, ma fu evidentemente troppo grande anche per lui. Mia madre tornò dai suoi genitori (1300 km di distanza) quando io avevo 5 anni. Furono cinque anni (secondo ciò che mi hanno raccontato) d'inferno. Mia madre era instabile, mio padre non capiva, la famiglia lo accusava e lo giudicava. Andò a finire che mi ritrovai a fare avanti e indietro da un polo all'altro. Facevo più di 5000 km all'anno all'interno di diversi aerei. Mio padre provò a gestire il tutto per i primi cinque anni ma poi sprofondò pure lui.
Passai le medie dai miei nonni e poi tornai a vivere con lui.
Era il mio primo anno delle superiori ed ero felice. Vivevo con mio padre, finalmente, una convivenza che desideravo da tre anni.
Ma prima o poi doveva arrivarmi una sveglia e arrivò stile pugno in faccia.
Si chiamava Renata.
Venne a vivere con noi dopo neanche due settimane. In quel momento il nostro rapporto prese la strada del motocross. Solo che noi eravamo su di un piccolo tandem arrugginito.
Mio padre non mi ha mai ben capito. Pretendeva di conoscermi guardando le altre ragazzine. Ma, non si tratta di vanto, non ero come le altre. Del resto nessuna di noi è come tutte le altre. Nessuna ragazza, mai. Soprattutto dai 14 ai 18 anni viviamo tutte in una bolla singola e siamo fatte così; diverse, ma bellissime.
In pratica aveva la tendenza a "generalizzarmi".
Proiettò (e lo fa tutt'ora) su di me una sorta di ologramma di se stesso e iniziò a scegliere per me ciò che lui avrebbe voluto per se da giovane.
Tutte cose "fichissime", per carità, ma io non avevo e non ho il suo carattere.
Sono una ragazza tranquilla, non amo espandermi troppo, neanche nelle amicizie....
Insomma io e lui siamo sempre stati su due poli opposti.
Ma perché vi ho parlato della Renata? Perché ho scoperto che le donne sono state la grande dannazione di mio padre. Perché lui in questo è esattamente come me.
Non molla.
Non molla mai.
Per lui un rapporto che finisce diventa, come per un toro, un drappo rosso su cui sbattere le corna. Ma le sbatte talmente tanto da ferirsi poi da solo, chiudersi nel buio e adottare la tecnica della fenice: rinascere dalle proprie ceneri. In che modo? Conoscendo un altro drappo destinato a diventare rosso.
Su mio padre volevo persino scrivere un libro. Lo avrei intitolato: "Le fidanzate di papà". Un'idea carina. Ma sono troppe.
Mio padre e mia madre hanno tredici anni di differenza.
Questo ve lo dico perché il vero momento in cui ho creduto di perdere mio padre per sempre è quando ho deciso di seguire C.
E' impazzito.
Quando gli ho detto che volevo trasferirmi con lui, credo gli stesse per venire un infarto. Il bello è che sapevo si trattasse dell'età, sapevo che quello era il problema, ma per sua sfortuna, proprio in quel periodo aveva una relazione con una donna che all'anagrafe indicava 25 anni in meno di lui. Fu in quel momento che vidi negli occhi di mio padre il bigottismo di mia nonna.
Iniziò a fare discorsi assurdi su proletari, poveri, ricchi e mantenuti.
Non ho creduto di perderlo per paura mi ripudiasse. Ho avuto paura che il mio amore per lui non potesse reggere.
In quel momento il nostro tandem arrugginito cadde nel burrone.
Ma poi è tornata la pianura.
Questa volta ognuno sulle proprie gambe. Solo ora iniziamo ad avere un vero rapporto. Perciò in un qualche modo lo conosceremo insieme.
Mia mamma.
Mia mamma è una sorta di incognita.
Mia madre mi ama.
Non come una donna ama il proprio figlio, mia mamma mi ama proprio.
Io sono la sua ossessione. Cosa faccio, dove vado, con chi sono, perché. Si veste come me, mangia quello che mangio io, legge quello che leggo io....Lei vive per me. E credo che questo sia il suo modo di farmi da mamma.
Quando la guardo penso che a volte non sappia troppo come si fa. La vedo impacciata con me. Si comporta un po' come se fossimo in un film americano.
Fosse per lei, mi regalerebbe la luna.
Il nostro rapporto è spesso invertito.
Sono più mamma io per lei che lei per me. Ma anche questo in un qualche modo ha senso. Devo ammetterlo, mi piace.
Amo prendermi cura di lei. Anche se è spesso difficile perché la malattia ha tendenza a prendere il suo posto all'improvviso e quindi hai diritto a crisi inaspettate, pianti infiniti e frasi sconnesse.
Per farvi capire... Sino a due anni fa, quando ancora rifiutava tutte le cure, pensava di essere perseguitata dalla polizia.
Si lo so.
Fa ridere.
Il tutto poi, al tempo, ti dava la possibilità di vedere cose assurde. Ad esempio, ricordo ancora che una sera entrò in camera di traverso ed in punta di piedi. Quando le chiesi cosa faceva mi rispose: "Attenta a dove vai e attenta a ciò che dici, questa stanza è piena di cimici e videocamere".
Non le dissi niente.
Chiamai mia zia.
Il giorno dopo preparavamo le valigie per la clinica.
Il problema di mia madre è che si nutre della negatività. E' incapace di vedere il bello o il buono. In ogni momento lei vede solo il nero, il negativo, il male. Ogni volta che andiamo a fare spese esce di casa dicendo: "Chissà cosa ci succederà oggi". Fossi un uomo, di fianco a mia madre, finirebbero per scambiarmi per un pervertito a forza di "toccarmele".
Però non gliene faccio una colpa, anzi, la ringrazio. Perché il suo continuo vedere negativo mi ha insegnato a vedere il positivo in ogni cosa.
Amo mia mamma.
Amo mio papà. Anche se a volte sono troppo "genitori" anche per me.
Domani vi parlo di C.
Siete curiosi eh...
Un abbraccio
G

sabato 21 settembre 2013

...... e ve li presento!!

Voglio raccontarvi la mia vita e quello che vivo giorno per giorno.
Mantengo il mio semi anonimato perché Parma è una città piccola e bastarda e quindi preferisco conoscervi con una mia iniziale e poi approfondire.
Continuando a parlare di me... che posso dire, sono un disastro!
Ho un rapporto complicato con mio padre, difficile con mia madre ed inesistente con gli altri miei parenti. Vivo di sogni e speranze, come forse ogni donna della mia età fa in tutto il mondo.
Passo la maggior parte del tempo a farmi paranoie su di me e sulle mie relazioni.
Non ho molte amiche di cui parlare spesso... forse due in particolare. Una è Silvia. Si, il suo nome ve lo posso dire perché é abbastanza generico. L'altra è La Giò. La Giò è una sorta di proiezione vivente della mia follia ormai soffocata dalle responsabilità, mentre Silvia mi ricorda molto me stessa qualche anno fa, quando ancora le speranze erano in grado di farmi sorridere e i sogni sembravano a qualche millimetro dalle mie dita.
Oddio... forse sto esagerando con le informazioni, ma voglio farvi un quadro completo di dove vivo, come e di chi mi circonda.
Ma parliamo di me.
A parte chiamarmi G, pesare 66 kg e avere dei capelli scuri e ricci che non so più dove mettere, mi descriverei come una persona cangiante. Tipo un camaleonte, ma non tendo a nascondermi. Piuttosto cambio colore a seconda delle varie situazioni, senza mai dimenticare il mio vero colore naturale.
Ho una famiglia che considero "sparpagliata".
La famiglia di mio padre è un vero disastro.
Fanno parte di quella fascia di persone che furono stra ricche e che adesso invece vivono appesi ad un filo. Sembra di guardare dei morti di fame che osservano del mais in un piatto. Il bello è che non litigano per il mais da mangiare, ma per il piatto, che è pure sbeccato. A parte le metafore, tutto questo per dire che litigano tra di loro per una ricchezza ormai svanita, senza invece guardare le potenzialità che hanno al momento.
Ma che volete che faccia, ho smesso di preoccuparmene da quando ho capito che non avevo la stessa mentalità bigotta e chiusa e che quindi non avrei mai potuto capire... un esempio? Quando annunciai a mio padre che avrei lavorato come commessa... il suo commento è stato: "Così decidi di entrare nella squallida classe del proletariato". Conato di vomito. Non gli parlai per circa un mese.
La famiglia di mia madre, io, la considero la famiglia del mistero.
Avete presente quelle famiglie che nascondono un sacco di segreti idioti per paura del giudizio altrui? Ogni tanto quando ci sono delle riunioni famigliari a lungo termine (ad esempio le vacanze estive, dove si sta tutti insieme per una settimana) mi fermo ad osservarli e vi giuro che mi ricordano una di quelle esilaranti soap opera argentine, dove non si deve neanche dire che hai messo delle scarpe scomode altrimenti l'antagonista te le viene a rubare nel sonno.
Ma da questa famiglia ho imparato l'unione e la serenità famigliare. Soprattutto perché una volta che un segreto viene svelato, hanno un grande pregio: la totale mancanza di giudizio.
Loro non giudicano mai. Magari ti guardano un po' perplessi, ma poi ti fanno una carezza e fanno di tutto per supportarti.
Poi la famiglia di mia madre mi piace per altri motivi; per esempio è una famiglia multirazziale, quindi ho anche la grande fortuna di non avere una serie di pregiudizi insiti nella società italiana odierna.
Nella famiglia di mio padre regna l'insanità mentale.
No, non sto scherzando, anzi, sono anche arrivata alla conclusione che sia genetico.
Ho due zie maniaco depressive, un padre che fa seri momenti di depressione e credo che tutto questo venga da mio nonno, uomo di cui non conservo alcun ricordo "felice" o sereno. Un uomo che non ho mai visto ridere di gusto. So che ha una dentiera da 20 anni, ma non so che forma abbia. Tutto il contrario di mia nonna. Una donna forte e gioiosa. Viva. Ma estremamente e senza dubbio la più grande bigotta turbo cattolica che abbia mai conosciuto. A tal punto da diventare persino imbarazzante.
Per fare in modo che la mela non cadesse troppo lontano dall'albero mio padre incontra mia madre.
Una donna bellissima. Una modella (no, davvero, non è uno scherzo).
Peccato che la mia nascita fu il "fatto scatenante" come dicono i medici.
Mia madre soffre di schizofrenia.
Una malattia con cui ancora lottiamo, ma che non ostacola in alcun modo il nostro legame.
La famiglia di mia madre è stata per lungo tempo oscurata dall'ombra di una nonna padrona e avida. Una donna che io definisco "parassita". Ha fatto tanto male durante la sua vita, ma no, non è morta.
Quasi.
Ha avuto un ictus nel 2007. Da quel momento è diventata una bambina.
Mio nonno materno. Ah. Purtroppo ci ha lasciati il 29 agosto.
Un uomo di una dolcezza e di una bontà infinita. Di lui conosco bene la dentiera. Ricordo pochi momenti in cui non l'ho visto ridere.... (forse quando mia nonna lo rincorreva con un coltello attorno al tavolo del tinello).
Il resto della famiglia materna è anch'essa incatenata alla follia mentale.
Questa sicuramente genetica, visto che il mio bisnonno si suicidò nel granaio negli anni 80. Ma da quello che ho capito era un uomo molto strano, schivo, e non fece mai realmente da padre a mia nonna e ai miei prozii. Noi avevamo, fino ad una decina di anni fa, la "Supernonna" (la bisnonna), una donnetta antipatica e acidissima, che però a quanto pare, allevò tre figli nelle difficoltà, non amata dal marito e dovette pure mandare giù un mega rospo come quello del suicidio, perciò glielo perdonammo alla svelta il suo carattere impossibile.
Ma spieghiamoci meglio:
Da parte di mio padre avevo tre zie di cui una è morta di tumore e aveva una figlia e un figlio e una testa di cazzo di marito. Le altre due... eh le altre due... Una è mia zia V.
Una lunatica depressa a cui niente va mai bene e che ancora va a piangere per la paghetta dai miei nonni. Donna capace di spendere mille euro in un giorno per scarpe e cani (di cani ne ha ben tre: un pastore meticcio, un leon berger detta "la cavalla" e una pincherina bianca). L'altra mia zia ha avuto un po' di casini con il suo ex marito e dopo dodici anni accusa ancora tutti dei suoi fallimenti, vive coi miei nonni, fuma come un inceneritore, beve come una spugna e digiuna a botte di psicofarmaci.
Da parte di mia mamma invece ho due zie e uno zio. Mio zio è balbuziente. Non si sa perché naturalmente. E' una persona molto dolce simpatica e gentile, peccato che non sia il massimo nei rapporti personali. E' divorziato e risistemato. Ha due figlie, le due M, dalla prima moglie (una zoccola di proporzioni cosmiche), e il piccolo H dalla seconda compagna. La sua compagna è un vero angelo e si occupa delle pubbliche relazioni al posto suo.
Poi ci sono le zie... la perenne insoddisfatta, la mia zia preferita perché sembra uno di quegli orsacchiotti giganti che vinci alle fiere. Ha due figlie di cui una è la mia metà imperfetta: mia cugina E. L'altra mia zia è la mia madrina di battesimo. Io la chiamerei la "Giovanna D'Arco delle situazioni inutili". E' capace di incazzarsi come una iena davanti a delle stronzate, come di sciogliersi stile ghiacciolo ai tropici davanti a situazioni "fuffa". Anche lei ha una figlia, la mia piccola protetta, la chiameremo EMME.
Quindi eccomi qui.
Dopo un papiro genealogico ci sono io. La piccola, grande, stanca, esausta, felice G.
Ma non è finita. Domani vi parlo della mia famiglia più stretta. Papà, Mamma, C e Ricciolo.
Un bacione
G

Mi presento....


Ciao a tutti, io sono Gabriella, anzi, G, visto che Gabriella è in realtà un alias e non un nome. 
Ho 24 anni compiuti da poco, sono alta, mora e mi definisco "cicciottella". Abito, vivo e lavoro nel centro storico di Parma, città in cui mi sono anche laureata in Beni Artistici e dello spettacolo. 
Fino ad un anno fa vivevo con mio padre, ma poi ho deciso di andare a vivere con il mio "ragazzone".
Lo chiamo "ragazzone" perché in realtà ha 20 anni in più di me. Eh si lo so cosa state pensando tutti, ma come dico io lui non è un 44enne, ma un 18enne con 26 anni di esperienza! Lui lo chiameremo C. 
Ho un gatto che si chiama Ricciolo, questo forse lo posso dire. Ricciolo ha poi tanti nomi: Cicciolo, Pantegana, KittyKatto, Maomao ecc. Ricciolo in realtà è il mio secondo ragazzone. Pesa circa 10 kg. Un sacco di lettiera in pratica.
Abito in un bel appartamentino mansardato con un gran terrazzo tra i tetti. Come lavoro faccio la commessa in un negozio di cosmetici. Già. In realtà è una sorta di barlume di speranza, visto che sono una delle poche laureate con un lavoro. (tié)
Un lavoro di merda. (tié a me)
Ma pur sempre un lavoro.
Visto che dopo un breve periodo di crisi interiore ho deciso di re iscrivermi ad una specialistica (giornalismo), ho pensato che scrivere un blog di questo tipo sarebbe stata una buona terapia. 
Non so se qualcuno mi leggerà, o se qualcuno commenterà mai ciò che scrivo, ma resto convinta che prima o poi accadrà.