Voglio raccontarvi la mia vita e quello che vivo giorno per giorno.
Mantengo il mio semi anonimato perché Parma è una città piccola e bastarda e quindi preferisco conoscervi con una mia iniziale e poi approfondire.
Continuando a parlare di me... che posso dire, sono un disastro!
Ho un rapporto complicato con mio padre, difficile con mia madre ed inesistente con gli altri miei parenti. Vivo di sogni e speranze, come forse ogni donna della mia età fa in tutto il mondo.
Passo la maggior parte del tempo a farmi paranoie su di me e sulle mie relazioni.
Non ho molte amiche di cui parlare spesso... forse due in particolare. Una è Silvia. Si, il suo nome ve lo posso dire perché é abbastanza generico. L'altra è La Giò. La Giò è una sorta di proiezione vivente della mia follia ormai soffocata dalle responsabilità, mentre Silvia mi ricorda molto me stessa qualche anno fa, quando ancora le speranze erano in grado di farmi sorridere e i sogni sembravano a qualche millimetro dalle mie dita.
Oddio... forse sto esagerando con le informazioni, ma voglio farvi un quadro completo di dove vivo, come e di chi mi circonda.
Ma parliamo di me.
A parte chiamarmi G, pesare 66 kg e avere dei capelli scuri e ricci che non so più dove mettere, mi descriverei come una persona cangiante. Tipo un camaleonte, ma non tendo a nascondermi. Piuttosto cambio colore a seconda delle varie situazioni, senza mai dimenticare il mio vero colore naturale.
Ho una famiglia che considero "sparpagliata".
La famiglia di mio padre è un vero disastro.
Fanno parte di quella fascia di persone che furono stra ricche e che adesso invece vivono appesi ad un filo. Sembra di guardare dei morti di fame che osservano del mais in un piatto. Il bello è che non litigano per il mais da mangiare, ma per il piatto, che è pure sbeccato. A parte le metafore, tutto questo per dire che litigano tra di loro per una ricchezza ormai svanita, senza invece guardare le potenzialità che hanno al momento.
Ma che volete che faccia, ho smesso di preoccuparmene da quando ho capito che non avevo la stessa mentalità bigotta e chiusa e che quindi non avrei mai potuto capire... un esempio? Quando annunciai a mio padre che avrei lavorato come commessa... il suo commento è stato: "Così decidi di entrare nella squallida classe del proletariato". Conato di vomito. Non gli parlai per circa un mese.
La famiglia di mia madre, io, la considero la famiglia del mistero.
Avete presente quelle famiglie che nascondono un sacco di segreti idioti per paura del giudizio altrui? Ogni tanto quando ci sono delle riunioni famigliari a lungo termine (ad esempio le vacanze estive, dove si sta tutti insieme per una settimana) mi fermo ad osservarli e vi giuro che mi ricordano una di quelle esilaranti soap opera argentine, dove non si deve neanche dire che hai messo delle scarpe scomode altrimenti l'antagonista te le viene a rubare nel sonno.
Ma da questa famiglia ho imparato l'unione e la serenità famigliare. Soprattutto perché una volta che un segreto viene svelato, hanno un grande pregio: la totale mancanza di giudizio.
Loro non giudicano mai. Magari ti guardano un po' perplessi, ma poi ti fanno una carezza e fanno di tutto per supportarti.
Poi la famiglia di mia madre mi piace per altri motivi; per esempio è una famiglia multirazziale, quindi ho anche la grande fortuna di non avere una serie di pregiudizi insiti nella società italiana odierna.
Nella famiglia di mio padre regna l'insanità mentale.
No, non sto scherzando, anzi, sono anche arrivata alla conclusione che sia genetico.
Ho due zie maniaco depressive, un padre che fa seri momenti di depressione e credo che tutto questo venga da mio nonno, uomo di cui non conservo alcun ricordo "felice" o sereno. Un uomo che non ho mai visto ridere di gusto. So che ha una dentiera da 20 anni, ma non so che forma abbia. Tutto il contrario di mia nonna. Una donna forte e gioiosa. Viva. Ma estremamente e senza dubbio la più grande bigotta turbo cattolica che abbia mai conosciuto. A tal punto da diventare persino imbarazzante.
Per fare in modo che la mela non cadesse troppo lontano dall'albero mio padre incontra mia madre.
Una donna bellissima. Una modella (no, davvero, non è uno scherzo).
Peccato che la mia nascita fu il "fatto scatenante" come dicono i medici.
Mia madre soffre di schizofrenia.
Una malattia con cui ancora lottiamo, ma che non ostacola in alcun modo il nostro legame.
La famiglia di mia madre è stata per lungo tempo oscurata dall'ombra di una nonna padrona e avida. Una donna che io definisco "parassita". Ha fatto tanto male durante la sua vita, ma no, non è morta.
Quasi.
Ha avuto un ictus nel 2007. Da quel momento è diventata una bambina.
Mio nonno materno. Ah. Purtroppo ci ha lasciati il 29 agosto.
Un uomo di una dolcezza e di una bontà infinita. Di lui conosco bene la dentiera. Ricordo pochi momenti in cui non l'ho visto ridere.... (forse quando mia nonna lo rincorreva con un coltello attorno al tavolo del tinello).
Il resto della famiglia materna è anch'essa incatenata alla follia mentale.
Questa sicuramente genetica, visto che il mio bisnonno si suicidò nel granaio negli anni 80. Ma da quello che ho capito era un uomo molto strano, schivo, e non fece mai realmente da padre a mia nonna e ai miei prozii. Noi avevamo, fino ad una decina di anni fa, la "Supernonna" (la bisnonna), una donnetta antipatica e acidissima, che però a quanto pare, allevò tre figli nelle difficoltà, non amata dal marito e dovette pure mandare giù un mega rospo come quello del suicidio, perciò glielo perdonammo alla svelta il suo carattere impossibile.
Ma spieghiamoci meglio:
Da parte di mio padre avevo tre zie di cui una è morta di tumore e aveva una figlia e un figlio e una testa di cazzo di marito. Le altre due... eh le altre due... Una è mia zia V.
Una lunatica depressa a cui niente va mai bene e che ancora va a piangere per la paghetta dai miei nonni. Donna capace di spendere mille euro in un giorno per scarpe e cani (di cani ne ha ben tre: un pastore meticcio, un leon berger detta "la cavalla" e una pincherina bianca). L'altra mia zia ha avuto un po' di casini con il suo ex marito e dopo dodici anni accusa ancora tutti dei suoi fallimenti, vive coi miei nonni, fuma come un inceneritore, beve come una spugna e digiuna a botte di psicofarmaci.
Da parte di mia mamma invece ho due zie e uno zio. Mio zio è balbuziente. Non si sa perché naturalmente. E' una persona molto dolce simpatica e gentile, peccato che non sia il massimo nei rapporti personali. E' divorziato e risistemato. Ha due figlie, le due M, dalla prima moglie (una zoccola di proporzioni cosmiche), e il piccolo H dalla seconda compagna. La sua compagna è un vero angelo e si occupa delle pubbliche relazioni al posto suo.
Poi ci sono le zie... la perenne insoddisfatta, la mia zia preferita perché sembra uno di quegli orsacchiotti giganti che vinci alle fiere. Ha due figlie di cui una è la mia metà imperfetta: mia cugina E. L'altra mia zia è la mia madrina di battesimo. Io la chiamerei la "Giovanna D'Arco delle situazioni inutili". E' capace di incazzarsi come una iena davanti a delle stronzate, come di sciogliersi stile ghiacciolo ai tropici davanti a situazioni "fuffa". Anche lei ha una figlia, la mia piccola protetta, la chiameremo EMME.
Quindi eccomi qui.
Dopo un papiro genealogico ci sono io. La piccola, grande, stanca, esausta, felice G.
Ma non è finita. Domani vi parlo della mia famiglia più stretta. Papà, Mamma, C e Ricciolo.
Un bacione
G
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