Dunque dunque.... da chi posso iniziare?
Andiamo in ordine gerarchico così ci capiamo già da principio.
Papà.
Papà è una persona fantastica.
No davvero, non scherzo.
E' una bellissima persona, un bravissimo medico, un uomo affascinante e pure estremamente simpatico... ma non con me.
Almeno non sempre.
Con mio padre ho sempre lottato. Il nostro rapporto ha preso una strada dissestata sin dai primi anni. Credo molto semplicemente fosse ancora troppo hippy per occuparsi di me e di mia madre (mia mamma mi ha avuta a 21 anni), e troppo cocciuto per ascoltare i consigli di sua madre.
In realtà lui tiene a me più di ogni altra cosa e credo sia proprio questo il problema tra di noi.
Ma per approfondire questo discorso devo spiegarne bene un altro.
Naturalmente come già vi ho spiegato io fui per mia madre il fatto scatenante. Le venne quindi una crisi post parto dopo la mia nascita. Mio padre provò a gestire la situazione, ma fu evidentemente troppo grande anche per lui. Mia madre tornò dai suoi genitori (1300 km di distanza) quando io avevo 5 anni. Furono cinque anni (secondo ciò che mi hanno raccontato) d'inferno. Mia madre era instabile, mio padre non capiva, la famiglia lo accusava e lo giudicava. Andò a finire che mi ritrovai a fare avanti e indietro da un polo all'altro. Facevo più di 5000 km all'anno all'interno di diversi aerei. Mio padre provò a gestire il tutto per i primi cinque anni ma poi sprofondò pure lui.
Passai le medie dai miei nonni e poi tornai a vivere con lui.
Era il mio primo anno delle superiori ed ero felice. Vivevo con mio padre, finalmente, una convivenza che desideravo da tre anni.
Ma prima o poi doveva arrivarmi una sveglia e arrivò stile pugno in faccia.
Si chiamava Renata.
Venne a vivere con noi dopo neanche due settimane. In quel momento il nostro rapporto prese la strada del motocross. Solo che noi eravamo su di un piccolo tandem arrugginito.
Mio padre non mi ha mai ben capito. Pretendeva di conoscermi guardando le altre ragazzine. Ma, non si tratta di vanto, non ero come le altre. Del resto nessuna di noi è come tutte le altre. Nessuna ragazza, mai. Soprattutto dai 14 ai 18 anni viviamo tutte in una bolla singola e siamo fatte così; diverse, ma bellissime.
In pratica aveva la tendenza a "generalizzarmi".
Proiettò (e lo fa tutt'ora) su di me una sorta di ologramma di se stesso e iniziò a scegliere per me ciò che lui avrebbe voluto per se da giovane.
Tutte cose "fichissime", per carità, ma io non avevo e non ho il suo carattere.
Sono una ragazza tranquilla, non amo espandermi troppo, neanche nelle amicizie....
Insomma io e lui siamo sempre stati su due poli opposti.
Ma perché vi ho parlato della Renata? Perché ho scoperto che le donne sono state la grande dannazione di mio padre. Perché lui in questo è esattamente come me.
Non molla.
Non molla mai.
Per lui un rapporto che finisce diventa, come per un toro, un drappo rosso su cui sbattere le corna. Ma le sbatte talmente tanto da ferirsi poi da solo, chiudersi nel buio e adottare la tecnica della fenice: rinascere dalle proprie ceneri. In che modo? Conoscendo un altro drappo destinato a diventare rosso.
Su mio padre volevo persino scrivere un libro. Lo avrei intitolato: "Le fidanzate di papà". Un'idea carina. Ma sono troppe.
Mio padre e mia madre hanno tredici anni di differenza.
Questo ve lo dico perché il vero momento in cui ho creduto di perdere mio padre per sempre è quando ho deciso di seguire C.
E' impazzito.
Quando gli ho detto che volevo trasferirmi con lui, credo gli stesse per venire un infarto. Il bello è che sapevo si trattasse dell'età, sapevo che quello era il problema, ma per sua sfortuna, proprio in quel periodo aveva una relazione con una donna che all'anagrafe indicava 25 anni in meno di lui. Fu in quel momento che vidi negli occhi di mio padre il bigottismo di mia nonna.
Iniziò a fare discorsi assurdi su proletari, poveri, ricchi e mantenuti.
Non ho creduto di perderlo per paura mi ripudiasse. Ho avuto paura che il mio amore per lui non potesse reggere.
In quel momento il nostro tandem arrugginito cadde nel burrone.
Ma poi è tornata la pianura.
Questa volta ognuno sulle proprie gambe. Solo ora iniziamo ad avere un vero rapporto. Perciò in un qualche modo lo conosceremo insieme.
Mia mamma.
Mia mamma è una sorta di incognita.
Mia madre mi ama.
Non come una donna ama il proprio figlio, mia mamma mi ama proprio.
Io sono la sua ossessione. Cosa faccio, dove vado, con chi sono, perché. Si veste come me, mangia quello che mangio io, legge quello che leggo io....Lei vive per me. E credo che questo sia il suo modo di farmi da mamma.
Quando la guardo penso che a volte non sappia troppo come si fa. La vedo impacciata con me. Si comporta un po' come se fossimo in un film americano.
Fosse per lei, mi regalerebbe la luna.
Il nostro rapporto è spesso invertito.
Sono più mamma io per lei che lei per me. Ma anche questo in un qualche modo ha senso. Devo ammetterlo, mi piace.
Amo prendermi cura di lei. Anche se è spesso difficile perché la malattia ha tendenza a prendere il suo posto all'improvviso e quindi hai diritto a crisi inaspettate, pianti infiniti e frasi sconnesse.
Per farvi capire... Sino a due anni fa, quando ancora rifiutava tutte le cure, pensava di essere perseguitata dalla polizia.
Si lo so.
Fa ridere.
Il tutto poi, al tempo, ti dava la possibilità di vedere cose assurde. Ad esempio, ricordo ancora che una sera entrò in camera di traverso ed in punta di piedi. Quando le chiesi cosa faceva mi rispose: "Attenta a dove vai e attenta a ciò che dici, questa stanza è piena di cimici e videocamere".
Non le dissi niente.
Chiamai mia zia.
Il giorno dopo preparavamo le valigie per la clinica.
Il problema di mia madre è che si nutre della negatività. E' incapace di vedere il bello o il buono. In ogni momento lei vede solo il nero, il negativo, il male. Ogni volta che andiamo a fare spese esce di casa dicendo: "Chissà cosa ci succederà oggi". Fossi un uomo, di fianco a mia madre, finirebbero per scambiarmi per un pervertito a forza di "toccarmele".
Però non gliene faccio una colpa, anzi, la ringrazio. Perché il suo continuo vedere negativo mi ha insegnato a vedere il positivo in ogni cosa.
Amo mia mamma.
Amo mio papà. Anche se a volte sono troppo "genitori" anche per me.
Domani vi parlo di C.
Siete curiosi eh...
Un abbraccio
G
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